Dietoterapia per l’obesità
Occorre che la dietoterapia venga attuata da
“mani esperte” ovvero dietologi e dietiste.
E’ solo dall’integrazione delle loro
professionalità che scaturisce in modo
organico la dietoterapia adeguata alle
necessità cliniche del singolo paziente.
A cura della
redazione di
Elisir di Salute
Dott. Carlo
Lesi, Dott.ssa Ester Giaquinto, Dott. Luca
Valeriani, Dott.ssa Luisa Zoni U.O. di
Dietologia e Nutrizione Clinica Ospedale
Bellaria – Maggiore A.U.S.L. di Bologna
"Per quanto
si affermi sempre di più il concetto che
l’obesità debba essere trattata mediante un
approccio multidimensionale, per la mancanza
di un’unica causa per l’origine del
disturbo, è altrettanto certo che la
dieta, o meglio la dietoterapia, mantenga un
ruolo preminente nella terapia dell’obesità
e delle sue complicanze, quelle metaboliche
soprattutto.
Che si tratti di una dietoterapia trova
concordi molti autori, anche giuristi
esperti affermano che se l’obesità
costituisce una condizione patologica è
evidente che ogni trattamento proposto, sia
esso alimentare, farmacologico o misto, ha
il valore di una vera e propria ricetta
medica. Altro aspetto importante della
dietoterapia è che deve essere modulata
sulle necessità cliniche (ad esempio
presenza di complicanze metaboliche) e
personali (preferenze, gusti, ecc.) della
persona in soprappeso o obesa, altrimenti ha
scarse possibilità di successo. Per ottenere
il calo di peso e mantenerlo nel tempo, non
si possono stravolgere le abitudini
alimentari di un individuo, ma è necessario
cercare di tenerne conto fin dove possibile.
Dovrebbe essere finito il tempo delle diete
standard stampate su foglietti e utili per
tutti!
IL
QUADRO CLINICO DELLA PERSONA OBESA
Sulla scorta dell’IMC (indice di massa
corporea), l’incremento di peso di una
persona dà luogo a sovrappeso, obesità e
obesità grave. A seconda del grado di
obesità cambia l’apporto calorico-proteico
da prescrivere.
Nel
sovrappeso non complicato da alterazioni
metaboliche gli specialisti (in particolare
le dietiste) forniscono ai pazienti schemi
dietetici con significato di rieducazione
alimentare. A questo fine essi possono
essere seguiti dalle dietiste anche in
gruppo: il gruppo aiuta fra l’altro a
smorzare le proprie tensioni psichiche,
poiché ci si rende conto che molte
problematiche ritenute esclusive sono invece
comuni ad altri. Il gruppo imperniato sulla
terapia cognitivo comportamentale è utile
anche negli obesi con numerose diete fallite
nella loro storia alimentare. La dieta
vera e propria subentra quando, oltre al
sovrappeso, è presente un’alterazione
metabolica che rende necessario un approccio
più rigoroso.
Nelle
persone che soffrono di obesità l’apporto
calorico indicato si attesta di solito sulle
1200 -1400 calorie al giorno per scendere a
1000 -1200 calorie nei casi più gravi.
Qualche
autore, in regime di ricovero, si spinge
anche a 600 - 800 calorie al giorno con il
cosiddetto “semidigiuno” che va attentamente
seguito.
Comunque
accanto alla dietoterapia è utile associare
almeno una moderata attività motoria
quotidiana ed eventualmente un supporto
psicologico.
La dieta
ipocalorica deve ridurre l’apporto
energetico giornaliero in modo equilibrato,
garantendo il giusto apporto di
macronutrienti (proteine, carboidrati e
lipidi) e micronutrienti (Sali minerali,
vitamine e oligoelementi). Solo così si
evita di creare squilibri calorico-proteici
dannosi per l’organismo.
Di seguito
riportiamo la composizione nutrizionale di
base di una dieta ipocalorica (Ligio ’99)
che andrà modificata di volta in volta
secondo necessità.
|
Composizione nutrizionale di una
Dieta Ipocalorica (Ligio
'99) |
|
CALORIE GIORNALIERE |
500-1000 Kcal in meno rispetto
al consueto |
|
Grassi totali |
<
30 % delle calorie totali |
|
Acidi grassi saturi |
8
- 10 % delle calorie totali da
lipidi |
|
Acidi grassi monoinsaturi |
Fino al 15 % delle calorie
totali da lipidi |
|
Acidi grassi polinsaturi |
Fino al 10 % delle calorie
totali da lipidi |
|
Colesterolo |
<
300 mg |
|
Proteine |
15
% delle calorie totali |
|
Carboidrati (CHO) |
55
% delle calorie totali |
|
Cloruro di sodio |
Fino a 6 g. |
|
Calcio |
1000 - 1500 mg |
|
Fibre |
20
- 30 g |
Nel caso un
soggetto obeso presenti anche
diabete mellito, deve innanzi tutto
calare di peso per migliorare il controllo
glicemico. L’apporto proteico deve variare
fra il 10 ed il 15% dell’energia totale, che
corrisponde a circa 0,8 -1,2 g/Kg di peso
ideale al giorno. In caso di
microalbuminuria o nefropatia conclamata, la
quota proteica scende a 0,7 - 0,9 g/Kg di
peso ideale, a cui si devono aggiungere le
perdite proteiche urinarie, se c’è
macroproteinuria. Per quanto riguarda i
grassi, ci si deve attenere in modo
particolare ai parametri presenti nella
tabella: infatti, la contemporanea presenza
di obesità e diabete mellito aumenta
l’incidenza di malattie cardiovascolari. Gli
Acidi Grassi saturi devono scendere fino
all’8 - 10% dell’apporto di calorie totali
da lipidi e il colesterolo esogeno al di
sotto di 300 mg al giorno, nel caso di
elevati livelli di LDL. La quota di Acidi
grassi monoinsaturi può salire fino al 15%
dell’apporto calorico da lipidi. La quota di
carboidrati può raggiungere anche il 55%
dell’energia totale, a patto che il loro
consumo derivi principalmente da alimenti
ricchi in fibre idrosolubili
(frutta,vegetali, legumi) e/o alimenti a
basso indice glicemico (pasta,legumi, riso
parboiled). Va ridotto l’apporto di zuccheri
semplici, anche se può essere consentito un
piccolo consumo di saccarosio (fino al 55%
dell’energia totale), da utilizzare
preferibilmente nell’ambito di un pasto,
specie se ricco in fibre. Trattasi di
calorie da inserire nel computo energetico
giornaliero e di quello dei carboidrati.
Apporti maggiori di saccarosio possono
portare ad ipertrigliceridemia o peggiorare
il controllo glicemico. Sconsigliate le
bibite contenenti saccarosio o glucosio.
Questo tipo di pazienti può inoltre
beneficiare dall’assunzione di fibre nelle
quantità previste, sia per il loro effetto
saziante che per il migliore controllo
glucidico e lipidico.
Nelle
dislipidemie IIA vanno attuate nei
confronti dei lipidi i suggerimenti indicati
nella tabella e, nei casi più resistenti
alla dieta, le modifiche come per gli obesi
diabetici (vedi sopra). È comunque
preferibile che l’apporto di lipidi totali
scenda al 25%; può essere utile impiegare
proteine vegetali (legumi) poiché non
contengono lipidi.
Nelle dislipidemie IIB e IV è fondamentale
ridurre l’assunzione di alimenti ricchi di
zuccheri semplici (fruttosio e saccarosio)
al di sotto del 10%. Va ridotto o abolito
l’alcool, a seconda delle situazioni
cliniche, perché ha un valore calorico
elevato e può aumentare i trigliceridi. Va
anche incoraggiato il consumo (2-3 volte
alla settimana) di pesce, soprattutto dei
mari freddi del Nord ricchi di Acidi grassi
n -3. Se è presente iperuricemia, occorre
ridurre l’introduzione di purine (carne,
frattaglie ecc.), di fruttosio e saccarosio
(frutta, zucchero, bibite, dolciumi ecc.)
oltre all’alcol.
Esiste
un’associazione epidemiologica molto stretta
tra obesità ed ipertensione e tale
associazione è stata confermata in numerosi
studi epidemiologici, indipendentemente
dalla razza, dal sesso e dalle abitudini di
vita. L’ipertensione causata dall’obesità
costituisce un’entità a sé stante, perché i
meccanismi fisiopatologici che la
determinano sono probabilmente diversi da
quelli dell’ipertensione arteriosa
essenziale e reno-vascolare. L’ipertensione
dell’individuo obeso è in genere di grado
lieve (in almeno il 50% dei casi), solo in
una percentuale minore (10%) di casi, è di
grado severo. Frequentemente si riscontra
ipertensione arteriosa nelle persone obese
affette da miocardiopatia.
Il
trattamento elettivo dell’ipertensione da
obesità è costituito dal calo di peso; nella
maggioranza dei casi una riduzione
significativa del peso è in grado da sola di
normalizzare i valori pressori, ma è
necessario che la riduzione del peso venga
stabilizzata e mantenuta affinché i valori
della pressione arteriosa restino nel range
di normalità.
Anche il limitato apporto di sodio, la
riduzione/abolizione dell’alcol e un
introito adeguato di calcio, potassio e
magnesio si sono mostrati efficaci nel
ridurre i valori pressori.
L’approccio dietetico è indicato come unico
intervento nei soggetti a rischio (ad
esempio nei casi di spiccata familiarità) e
in quelli con ipertensione borderline.
L’approccio dietetico è invece indicato come
adiuvante alla terapia farmacologia nei
soggetti con ipertensione moderata o severa,
in cui l’associazione dieta e farmaco
permette di ridurre la posologia e/o il
numero di farmaci.
|
Principali alimenti ricchi o
poveri di sodio |
|
ALIMENTI RICCHI DI SODIO
|
ALIMENTI POVERI DI SODIO
|
|
Sale da cucina |
Spezie, aromi, sale iposodico |
|
Estratti di carne |
Legumi |
|
Zuppe e verdure in scatola |
Frutta e verdura |
|
Insaccati, formaggi |
Pesce |
La tabella
riportata elenca i principali alimenti
ricchi e poveri di sodio. Infine l’obesità
entra a far parte di una sindrome complessa
e ancora non ben definita ma oggetto di
numerosi studi che è la sindrome
metabolica. Fra le numerose
classificazioni che sono state date, ne
riportiamo una delle ultime che per la prima
volta ha suggerito criteri diagnostici. E’
stato proposto che la presenza di tre o più
dei seguenti disordini nello stesso paziente
sia sufficiente per identificare la
sindrome:
• Obesità centrale o viscerale
(circonferenza vita > 102 cm nei maschi, >
88 cm nelle femmine)
• Glicemia a digiuno (> 110 mg/dl)
• Ipertensione arteriosa (> 135/ 85 mm/Hg)
• Ipertrigliceridemia (> 150 mg/dl)
• Ridotto C HDL (< 40 mg/dl nei maschi, < 50
mg/dl nelle femmine)
Dal punto
di vista dietoterapico vanno applicate le
regole segnalate nella prima tabella,
secondo i sintomi e/o i segni clinici
presenti.
In
definitiva la dietoterapia del soggetto in
sovrappeso o obeso ha la capacità e
l’elasticità di modellarsi alle singole
situazioni cliniche che l’aumento di peso
comporta e alle complicanze metaboliche che
possono insorgere.
In queste condizioni, per ottenere risultati
efficaci, occorre che la dietoterapia venga
attuata da “mani esperte” ovvero dietologi e
dietiste. E’ solo dall’integrazione delle
loro professionalità che scaturisce in modo
organico la dietoterapia adeguata alle
necessità cliniche del singolo paziente.
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